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L'incontro. Eugenio Benedetti alla Scuola Superiore di Catania

L'incontro. Eugenio Benedetti alla Scuola Superiore di Catania

Il mondo visto da vicino

«Quando l'editore Mario Ciancio Sanfilippo mi ha invitato a Catania per raccontare la mia storia a degli studenti, l'idea mi ha subito stuzzicato, nonostante abbia sempre rifiutato di autocelebrarmi. Ciò che racconterò, per quanto possa sembrare inverosimile, è una storia vissuta, che forse potrà essere interessante per le nuove generazioni. Inizierò a parlare di un'epoca molto lontana: ho 88 anni, due volte il segno dell'infinito... Dunque, era il 1956, l'Armata Rossa invase l'Ungheria. E l'Europa tremò...

»Eugenio Benedetti, imprenditore e filantropo catanese, riavvolge il nastro dei ricordi di fronte agli amici di sempre e agli studenti della Scuola Superiore di Catania, oggi eredi del suo messaggio, che parla di ingegno, passione e coraggio. Partendo da Catania, Benedetti ha attraversato la storia del Novecento, mantenendo un costante dialogo con mondi resi inaccessibili agli occidentali dal clima politico internazionale. Come raccontato ieri durante la conversazione "Tra Cina e Russia passando per l'Africa", nella quale ha approfondito gli scenari con cui si è confrontato nel corso della sua lunga e fortunata carriera, ma anche le questioni politiche ed economiche con cui si è misurato in un mondo profondamente diverso da quello di oggi e che l'ha visto pioniere dell'internazionalizzazione dell'industria e della tecnologia italiana, intessendo importanti relazioni professionali e rapporti personali con i Grandi del secolo scorso: da Kruscev a Mao Tse Tung, da Chou en Lai a Nehru a Gorbaciov. Ma non si è mai «montato la testa», come lui stesso ha detto durante l'incontro.

La sua storia ha inizio nel 1956, per l'appunto. «L'invasione dell'Ungheria - prosegue Benedetti - fu indubbiamente il momento di maggiore tensione della Guerra Fredda tra i due blocchi, l'Europa occidentale e orientale. Fu proprio durante il Natale del'56 che decisi di andare a Mosca per essere messaggero di un atto di amicizia verso la Russia». Voleva aprire i mercati dell'Est ai prodotti e alle industrie italiane. E ci riuscì. In quegli anni raggiungere l'Oriente era difficile. Benedetti racconta di due strade percorribili per realizzare il suo desiderio e cioè quella politica e quella relazionale. Optò per la seconda: «Sono sempre stato allergico alla politica - dice - e non mi sono mai voluto compromettere. È risaputo, invece, che noi siciliani siamo "maestri" nell'intrecciare relazioni. La chiamano mafia, ma mafia non è». L'industriale apparteneva a una prestigiosa famiglia di medici catanesi e il papà Umberto gli spianò la strada: era uno dei principali chirurghi del capoluogo etneo, direttore e primario dell'ospedale "Santa Marta", nonché gestore di una clinica privata di sua proprietà ed era amico del cardiochirurgo Achille Mario Dogliotti, che «poteva arrivare dappertutto - prosegue Benedetti - Papà chiese a lui di aprirmi le porte senza che dovessi scendere a compromessi e partii per Mosca, passando da Parigi. In quegli anni, l'aeroporto non esisteva ancora. Arrivato a destinazione, mi diedero un salone di 300 metri quadrati per potere esporre le mie macchine. Il risultato? La mostra fu un successo enorme, dopo una settimana tutte le apparecchiature erano state vendute e il Ministero della Sanità ricevette un numero esuberante di richieste, vendendone oltre 300, quasi il doppio rispetto a quelle esposte».

Eppure, al di là dei numeri, la soddisfazione più grande dell'industriale in erba fu ottenere un trafiletto nel più grande giornale russo che scrisse di lui come di un "giovane, solitario e intra-prendente, venuto a Mosca in gesto di amicizia a portare il meglio della tecnologia medicale italiana". In quel periodo storico, al massimo della guerra fredda, questo gesto ebbe una grande importanza, contribuendo al disgelo tra i due Paesi. Quel successo «mi insegnò a fare qualcosa - prosegue rivolgendosi ai ragazzi - Occorre che siate produttori di tecnologia all'avanguardia, è questa la chiave del successo. Ieri, oggi e sempre». E di esperienza Benedetti ne ha parecchia, tant'è che nel 1980 fu premiato a Mosca con il Mercurio d'Oro per aver costruito più di cento fabbriche. Ritiratosi dagli affari nel 2009, il suo nuovo campo d'azione diviene la filantropia. Inizia a collaborare con la Società Italiana per la Beneficenza istituita al Cairo nel 1899 e creatrice nel 1903 dell'Ospedale Italiano al Cairo "Umberto I", il cui primario e direttore fu Empedocle Gaglio, prozio di Benedetti. Ne deriva un'espansione che oggi conta altre tre Fondazioni omonime: a Roma, in Svizzera e nel Principato di Monaco. Un'eredità, dunque, importante, che sconfina nel campo dell'incombenza. «È passione - afferma Benedetti - ed è fine a sé stessa. Oggi è raro "amare l'umanità" nelsenso pure del termine, perché c'è sempre un interesse. L'eredità che mi sento di lasciare ai giovani? Di concepire il bene come scopo, indipendentemente dal risultato. È una sfida».

Imprenditore e filantropo, Benedetti si racconta

Imprenditore e filantropo, Benedetti si racconta

Un imprenditore che, partendo da Catania, è stato capace di attraversare la storia del Novecento, mantenendo un costante dialogo con mondi che il clima politico internazionale rendeva inaccessibili agli occidentali.

Pioniere dell'internazionalizzazione dell'industria e della tecnologia italiana, Eugenio Benedetti ha infatti partecipato alla industrializzazione e alla creazione di infrastrutture in Russia, in Angola, in Afghanistan, in Cina e in Kazakistan, intessendo importanti relazioni professionali e rapporti personali con i maggiori statisti di quei Paesi: da Kruscev a Mao Tse Tung, da Chou en Lai a Nehru, a Gorbaciov.

Benedetti, attuale presidente della Fondazione Sib (Società Italiana di Beneficenza), oggi alle 18 sarà ospite della Scuola Superiore di Catania, nella sede di Villa San Saverio (via Valdisavoia 9), per una conversazione dal titolo "Tra Cina e Russia passando per l'Africa", nel corso del quale approfondirà gli scenari con cui ebbe a confrontarsi nel corso della sua lunga e fortunata carriera, le questioni politiche ed economiche con cui si misurò in un'Europa profondamente diversa da quella di oggi richiamando inoltre alcuni episodi della sua esistenza e la sua grande passione per l'archeologia e per la cultura del mondo mediterraneo.

Appartenente a una prestigiosa famiglia di medici catanesi, Benedetti lasciò la città negli anni Cinquanta e da lì si mosse verso l'Europa dell'Est, animato dall'intento di aprire quei mercati ai prodotti e alle industrie italiane. Imprenditore illuminato, oltreché dotato di un'impareggiabile capacità di intessere relazioni umane, in breve divenne personaggio in Russia. Amico personale di Kruscev e nel 1980 premiato a Mosca con il Mercurio d'Oro per aver costruito più di cento fabbriche, Benedetti operò anche in Angola, Afghanistan e, infine, in Cina a cui fornì macchinari e automezzi per la costruzione di infrastrutture.

Ritiratosi dagli affari nel 2009, il suo nuovo campo d'azione diviene la filantropia per la quale inizia la collaborazione con la Società Italiana per la Beneficenza istituita al Cairo nel 1899 e creatrice nel 1903 dell'Ospedale Italiano al Cairo "Umberto I", il cui primario e direttore fu Empedocle Gaglio, prozio di Benedetti. Ne deriva un'espansione della Fondazione che oggi conta altre tre Fondazioni omonime: a Roma, in Svizzera e nel Principato di Monaco. Per la sua attività, nel settembre 2014, è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli "motu proprio" del Presidente Giorgio Napolitano. Dopo gli indirizzi di saluto del rettore Francesco Basile e del presidente della Scuola Superiore Francesco Priolo, Benedetti sarà introdotto dalla prof. Lina Scalisi, coordinatrice della Classe di Scienze umanistiche e sociali della Scuola.

Egitto: l'ospedale italiano del Cairo si potenzia

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Egitto: l'ospedale italiano del Cairo si potenzia

Nuove sale operatorie e poliambulatorio inseguendo l'eccellenza

IL CAIRO, 10 NOV - L'Ospedale italiano Umberto I del Cairo punta a potenziarsi con nuove camere operatorie, un poliambulatorio e altri posti letto confermandosi punto di riferimento sanitario d'eccellenza per l'Egitto.

Un nuovo progetto di ammodernamento ed espansione è da 1,8 milioni di euro e prevede una ristrutturazione radicale delle quattro camere operatorie esistenti e la costruzione di due nuove, ha segnalato Eugenio Benedetti Gaglio, pronipote del fondatore dell'ospedale e presidente della Società Italiana di Beneficenza (Sib) proprietaria della struttura.

Il piano sarà presentato a Roma il 30 gennaio in un evento analogo a quello svoltosi al Cairo la settimana scorsa per avviare le celebrazioni del 150/o anniversario della nascita di Empedocle Gaglio, fondatore del nosocomio nel 1903, ha detto ancora il suo discendente parlando ad ANSAmed al Cairo e precisando la data della già preannunciata cerimonia.

Viene confermato che l'evento romano si terrà presso villa Savoia, sede dell'ambasciata egiziana. Sono stati diramati inviti che puntano a una partecipazione di un livello definibile "molto alto", ha sottolineato il filantropo siciliano e Cavaliere di Gran Croce notando che "l'iniziativa attende sponsor".

La formula dello sponsoring è già stata attuata all'Umberto I più volte in passato: nel 2008 per l'acquisto di 16 stazioni di rianimazione intensiva post operatorio; nel 2011 per il reparto di ginecologia attrezzato con un letto operatorio da parto e 12 incubatrici per neonati e nel 2013 per l'acquisto di una TAC di ultima generazione, ha ricordato Anna Maria Benedetti vice presidente dell'Ospedale, sempre in dichiarazioni ANSAmed citando anche il sostegno di quattro Rotary Club di Roma.

È noto inoltre che in Egitto iniziative benefiche di questo tipo hanno ritorni di immagine molto positivi presso autorità ministeriali egiziane.

Per gennaio intanto è già prevista la nascita di un poliambulatorio di mille metri quadri su due piani che rimpiazza il vecchio, destinato a ospitare nuove camere per degenti.

L'espansione dell'ospedale italiano al Cairo avviene proprio mentre in altre città del Medio oriente, come le più tormentate Aleppo e Damasco in Siria, ma anche nella stabile capitale giordana Amman, nosocomi analoghi hanno chiuso, ha notato Eugenio Benedetti sottolineando l'elevato livello tecnologico del nosocomio cairota da 300 posti letto.

L'Umberto I del Cairo si autofinanzia con le prestazioni per privati egiziani ma assolve una funzione sociale con sconti fra il 30 e il 50% per pazienti in difficoltà economiche. La struttura assiste gratuitamente circa 80 famiglie di italiani con doppio passaporto definibili "indigenti". C'è anche un flusso di prestazioni per turisti italiani non in grado di sostenere spese per trasporti d'urgenza verso l'Italia.

La Sib comunque assicura sempre una sorta di "effetto leva" per agevolare il ritorno sugli investimenti come avvenuto ad esempio anticipando caparre necessarie all'acquisto a rate di macchinari.

Egypt: the Italian Hospital of Cairo is being enhanced

New operating rooms and a health center aiming for excellence.

CAIRO, November 10th – The Italian Hospital Umberto I of Cairo aims for excellence through its new operating rooms and a health center, as well as a larger number of beds, confirming itself as an essential health point of reference for Egypt.

A new developing and modernizing 1.8 million Euro project concerns a radical restructuring of the four existing operating rooms and the construction of two new ones, said Eugenio Benedetti Gaglio, grandson of the founder of the Hospital and President of S.I.B. Società Italiana di Beneficenza owning that structure.

The project will be illustrated in Rome on January 30th during an event similar to the one which has taken place in Cairo last week to celebrate the 150th anniversary of the birth of Empedocle Gaglio, who founded the Hospital in 1903, has added his descendant during an interview by ANSAmed in Cairo, also specifying the date of the announced ceremony.

He has confirmed that the event will take place at Villa Savoia, the Egyptian Embassy office. Many invitations have been issued considering a very important number of potential "high level" participants - as highlighted by the Sicilian philanthropist and Knight of Grand Cross, who has added as well that this initiative "is still expecting sponsors".

Sponsorship has been used within the Hospital many times in the past: in 2008 for the purchase of 16 post-operating intensive care units; in 2011 for the Gynecology Ward equipped with a delivery bed and 12 incubators for newborns and in 2013 for the purchase of a new CT scan machine of latest generation, said Anna Maria Benedetti, Vice-President of the Hospital, during an interview by ANSAmed, also mentioning the precious support of four Rome Rotary Clubs.

It is also well known that in Egypt charitable initiatives are always much appreciated by Egyptian ministerial authorities.

Meanwhile next January the Hospital will have a new health center of one thousand square meters distributed in two floors which will replace the old one being designated to host new patient rooms.

The upgrading of the Italian Hospital of Cairo is being performed just while in other Middle East cities, like the troubled Aleppo and Damascus in Syria, but also in a stable capital like Amman in Jordan, similar hospitals have been shut down, said Eugenio Benedetti, underlying the high level of the Italian Hospital of Cairo with its 300 beds.

Umberto I of Cairo is self-financed by healthcare facilities for Egyptian citizens but also has a social function because it offers several discounts for patients in financial difficulties. The Hospital grants free medical assistance to about 80 Italian families with dual nationality who can be considered as "poor". There's also a range of services for Italian tourists not being able to bear high expenses for emergency travels to Italy.

Anyway, SIB always ensures its "support" in terms of further investments as it happened when it paid the deposit for the hire purchase of new equipment.

Egypte: l'Hôpital Italien au Caire se renforce

De nouvelles salles opératoires et un centre médical à la poursuite de l'excellence.

LE CAIRE, Le 10 Novembre – L'Hôpital Italien Umberto I du Caire va se renforcer grâce à de nouvelles salles opératoires, un centre médical et d'ultérieurs lits, restant toujours un point de repère sanitaire d'excellence pour l'Egypte.

Un nouveau projet de modernisation et de développement d'une valeur de 1,8 millions d'euros prévoit une restructuration radicale des quatre salles opératoires déjà existantes et la construction de deux autres salles opératoires, a affirmé Eugenio Benedetti Gaglio, arrière-petit-fils du fondateur de l'Hôpital et Président de SIB Società Italiana di Beneficenza qui détient la structure.

Le projet sera présenté à Rome le 30 Janvier prochain à l'occasion d'un événement semblable à celui qui s'est déroulé au Caire la semaine dernière pour l'ouverture des célébrations du 150ème anniversaire de la naissance d'Empedocle Gaglio, fondateur de l'Hôpital en 1903, a encore ajouté son descendant interviewé par ANSAmed au Caire en précisant la date de la cérémonie déjà annoncée.

Il est confirmé que l'événement romain aura lieu à Villa Savoia, le siège de l'Ambassade égyptienne. Nombre d'invitations ont été déjà distribuées en vue de la participation d'invités de « haut niveau », souligne le philanthrope et Chevalier de Grande Croix, précisant que cette initiative « attend des sponsors ».

La formule de la sponsorisation a été déjà adoptée plusieurs fois par le passé au sein de l'Hôpital: en 2008 pour l'achat de 16 postes de réanimation postopératoire, en 2011 pour le service de gynécologie équipé d'une table d'accouchement et de 12 incubateurs pour bébés et en 2013 pour l'achat d'une tomodensitométrie de dernière génération, a rappelé Anna Maria Benedetti, Vice-présidente de l'Hôpital, pendant son interview réalisée par ANSAmed, citant également le support de quatre Rotary Clubs de Rome.

Qui plus est, on sait qu'en Egypte de pareilles initiatives caritatives ont toujours des retours très positifs chez les autorités ministérielles égyptiennes.

En attendant, au mois de Janvier on prévoit la naissance d'un centre médical de mille mètres carrés sur deux niveaux qui va remplacer l'ancien, où l'on souhaite placer de nouvelles salles de convalescence.

L'expansion de l'Hôpital Italien au Caire a lieu en ce moment où d'autres villes du Moyen Orient, telles que les villes souffrantes d'Alep et de Damas en Syrie, mais aussi la stable capitale jordanienne Amman, ferment leurs hôpitaux, a dit Eugenio Benedetti, en soulignant le haut niveau technologique de l'Hôpital du Caire ayant 300 lits.

L'Hôpital Umberto I du Caire se finance par des prestations réservées aux citoyens égyptiens mais joue également un rôle social dans la mesure où il applique des remises à hauteur de 30 à 50% aux patients ayant des difficultés économiques. Cette structure assiste gratuitement environ 80 familles italiennes ayant la double nationalité et considérées comme "pauvres". Il y a également une série de prestations pour des touristes italiens n'étant pas en mesure de prendre en charge les frais d'un transport d'urgence vers l'Italie.

SIB garantit toutefois en permanence une sorte d'"aide économique" visant à encourager d'ultérieurs investissements, telles que les acomptes qu'elle a versés pour l'achat à crédit de plusieurs appareils.

Egitto: in un film 40 anni storia Ospedale italiano al Cairo

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Egitto: in un film 40 anni storia Ospedale italiano al Cairo

Fondato da Empedocle Gaglio, ha 400 letti e 18 per rianimazione

IL CAIRO, 3 NOV - È un docu-film di quasi 40 minuti con suggestive e rare immagini d'epoca, ma anche interviste e testimonianze su episodi poco noti in Italia, il video sulla storia dell'Ospedale Italiano Umberto I al Cairo. IL film è stato ieri sera nella capitale egiziana, per la cerimonia inaugurale del 150/o anniversario della nascita del suo fondatore, Empedocle Gaglio.

Il documentario descrive come nel 1903 l'allora giovane chirurgo siciliano, vincitore di un concorso per un primariato ospedaliero al Cairo, lanciò una sottoscrizione a nome della Società Italiana di Beneficenza (Sib) nella comunità italiana di Egitto, forte allora di oltre cinquantamila componenti: la colletta consentì la costruzione dell'ospedale nel tempo record di un anno.

Gaglio diresse il nosocomio fino alla propria morte, nel 1949, e ora Eugenio Benedetti, suo pronipote, ne prosegue la missione alla guida delle quattro fondazioni non profit 'Sib'. L'ospedale è articolato in 11 divisioni, con altrettanti padiglioni, in cui operano 750 dipendenti e sono disponibili 400 letti, consentendo oltre tremila interventi chirurgici all'anno: un complesso unico in Africa, con 18 stazioni di rianimazione intensiva, sottolinea una scheda che sintetizza il video.

Un re d'Egitto, Farouk, conferì a Gaglio la massima onorificenza egiziana, il "Kiladate el Nile" (Gran Cordone dell'Ordine del Nilo), col quale il benefattore ha voluto essere sepolto, assieme alla Gran Croce di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, personalmente consegnatagli da Vittorio Emanuele III all'atto di sbarcare ad Alessandria il 12 maggio 1946: quel giorno ad attenderlo sul molo del porto c'era re Farouk con Gaglio al suo fianco.

Nel riferire questi e altri "episodi quasi sconosciuti in Italia", è scritto nella scheda, il film evidenzia anche la figura di un altro re d'Egitto, Fuad, "gran protettore di Empedocle: questi l'aveva salvato da sicura morte" curandolo "per la ferita dal colpo di pistola infertagli alla gola dall'ex cognato", e dovette alla regina Nazli Sabris (seconda moglie del sovrano) la "considerazione regale da cui fu privilegiato per tutta la vita".

Egypt: 40 years of history of the Italian Hospital of Cairo in a movie

Founded by Empedocle Gaglio, it counts 400 beds and 18 intensive care units.

CAIRO, NOVEMBER 3rd – The movie on the history of the Italian Hospital of Cairo is a documentary film lasting about 40 minutes with rare and suggestive vintage pictures, but also interviews and witnesses on episodes which are not well-known in Italy. The movie has been projected yesterday evening in the Egyptian capital during the opening ceremony of the 150th anniversary of the birth of its founder, Empedocle Gaglio.

The documentary shows how in 1903 this young Sicilian surgeon, after winning a contest for being head surgeon of the Hospital in Cairo, launched a subscription in the name of S.I.B. Società Italiana di Beneficenza within the Italian community of Egypt, which at that time had more than fifty thousand members: the fundraising allowed the Hospital to be in one year.

Gaglio run the Hospital till his death, in 1949, and now his grandson, Eugenio Benedetti, is continuing his mission through the four nonprofit SIB foundations. In the Hospital, which consists of 11 wards with relevant pavilions, employing 750 workers and equipped with 400 beds, more than three thousand surgeries are performed every year: a file on the movie underlines how it is unique in Africa in its kind and setting, with its 18 intensive care units.

A king of Egypt, Farouk, conferred to Gaglio the highest Egyptian decoration, the "Kiladate el Nile" (Grand Cordon of the Order of the Nile), which he wanted to be buried with, and also the Grand Cross of the Order of the Crown of Italy he received from Victor Emmanuel III who had just arrived in Alexandria on May 12th 1946: that day king Farouk and Gaglio welcomed him at the pier of the harbor.

The movie tells about this and many other "episodes often almost unknown in Italy", as it is written in the file, and also puts the spotlight on another king of Egypt, Fuad, "the great protector of Empedocle: he had saved him from certain death" by treating the wound "caused by a bullet shot in the neck by his former brother-in-law". And thanks to queen Nazli Sabris (the second king's wife) he got a preferential treatment from sovereigns throughout his life".

Egypte: un film pour décrire 40 ans d'histoire de l'Hôpital Italien au Caire

Fondé par Empedocle Gaglio, l'Hôpital est équipé de 400 lits et de 18 postes de réanimation.

LE CAIRE, le 3 Novembre – La vidéo décrivant l'histoire de l'Hôpital Italien au Caire est un documentaire de presque 40 minutes montrant de rares images suggestives de l'époque mais contenant des interviews et des témoignages à propos d'épisodes très peu connus en Italie. Le film a été projeté hier soir dans la capitale égyptienne pendant la cérémonie d'inauguration du 150ème anniversaire de la naissance de son fondateur, Empedocle Gaglio.

Le documentaire montre qu'en 1903 ce jeune chirurgien sicilien, qui avait gagné un concours pour devenir chirurgien en chef de l'Hôpital au Caire, lança une campagne de suscription au nom de SIB Società Italiana di Beneficenza au sein de la communauté italienne en Egypte, qui comptait à l'époque plus de cinquante mille membres: cette collecte permit de construire l'Hôpital en l'espace d'un an à peine.

Gaglio dirigea l'Hôpital jusqu'à sa mort, survenue en 1949, et à l'heure actuelle son arrière-petit-fils, Eugenio Benedetti, en poursuit la mission à travers ses quatre fondations caritatives SIB. L'Hôpital se compose de 11 divisions, avec autant de pavillons, dans lesquelles travaillent 750 employés et se trouvent 400 lits, ce qui permet d'effectuer plus de trois mille interventions chirurgicales par an : un complexe unique en Afrique, avec 18 postes de réanimation, souligne une fiche résumant la vidéo.

Un roi d'Egypte, Farouk, donna à Gaglio la plus haute décoration égyptienne, le "Kiladate el Nile" (Grand Cordon de l'Ordre du Nil), avec laquelle le bienfaiteur a voulu être enterré, en plus de la Grande Croix de Chevalier de l'Ordre de la Couronne d'Italie, qui lui a été personnellement remise par Victor Emmanuel III lors de son débarquement à Alexandrie le 12 Mai 1946: ce jour-là il y avait le roi Farouk et Empedocle Gaglio qui l'attendaient sur le quai du port.

Dans la description de ces faits et aussi d'autres "épisodes presque inconnus en Italie", cette fiche du film met aussi en évidence la personnalité d'un autre roi d'Egypte, Fuad, "grand protecteur d'Empedocle: celui-ci l'avait sauvé d'une mort certaine" lorsqu'il avait soigné "la blessure causée par un coup de pistolet au cou tiré par son ancien beau-frère" et grâce à la reine Nazli Sabris (la deuxième femme du souverain) il put bénéficier d'une considération privilégiée chez les souverains tout le long de sa vie".